L’“autismo virtuale” esiste davvero?
La risposta onesta ha due parti.
Che cosa non è reale: l’idea che gli schermi causino l’autismo, o che l’“autismo virtuale” sia una condizione a sé che i medici possano diagnosticare. Non è una diagnosi, e nessuno studio ha dimostrato né l’una né l’altra cosa. L’autismo dura tutta la vita e ha una forte componente ereditaria, e i bambini nello spettro autistico sono persone complete, non persone danneggiate.
Che cosa è reale: alcuni bambini piccoli che passano la maggior parte delle ore di veglia con gli schermi mostrano segni che assomigliano all’autismo (non alzare lo sguardo, non rispondere al proprio nome, poche parole). E alcune famiglie raccontano che quei segni si attenuano quando gli schermi si spengono e le giornate si riempiono di nuovo di persone. I rapporti pubblicati sono piccoli: uno studio pilota su nove bambini piccoli negli Stati Uniti, serie di casi in Iran e Pakistan e descrizioni cliniche dalla Francia. Nessuno aveva il tipo di gruppo di confronto che servirebbe a dimostrare che a fare la differenza sono stati gli schermi. A questa età, inoltre, i bambini cambiano in fretta per molte ragioni.
L’espressione indica quindi una domanda reale a cui la scienza non ha ancora risposto. Ciò che è assodato è che i bambini imparano il linguaggio dalle persone che rispondono loro, e che le autorità sanitarie, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità al governo britannico, oggi consigliano niente schermi, o quasi, per i bambini sotto i due anni.
Se tuo figlio mostra questi segni, non aspettare di scoprire quale spiegazione è quella giusta. Togli gli schermi e chiedi una valutazione. Togliere gli schermi non costa nulla; negli Stati Uniti la valutazione del programma pubblico di intervento precoce è gratuita per i bambini sotto i tre anni, e in molti altri paesi il costo è coperto.
Scritto con l'assistenza dell'IA e verificato sulle fonti citate.
Informazioni generali, non un consiglio medico. Se sei in pensiero per tuo figlio, parlane con il suo pediatra.